◀ Halloween Night ▶

AMARA
Ci sistemiamo dentro la videoteca, mangiamo patatine, e beviamo le bibite raccolte dal distributore.
Mi viene un’idea: «Raccontami una storia horror!»
«Cosa?»
«Non l’hai mai fatto immagino! Per Halloween io, Natalie e Rosalie ci chiudevamo al buio in una stanza, sedute attorno a delle candele accese e ci raccontavamo storie spaventose. È divertente!»
«Vuoi che ti metta paura?»
Annuisco.
«Ok... mmhh... vediamo.»
Il locale è ormai completamente buio, l’unica fonte di luce è la torcia dello smartwatch di Mark.
Al buio, il suo viso, illuminato a tratti da quella debole luce, è molto più spaventoso. Mi racconta una storia horror, parla di una ragazza e della sua amica, che per gioco avevano deciso di fare una seduta spiritica nella notte di Halloween:
«Si presero per mano, sedute a un piccolo tavolino di legno: Bree evocò lo spirito, voleva parlare col nonno defunto da pochi mesi. Il tavolino iniziò a tremare. Lucy, scettica, disse: “Bree, piantala con questi giochetti, so che sei tu!!” Ma Bree non stava facendo niente, era lo spirito che si era messo in contatto. “Nonno, sei tu?? Batti due volte per il si e una per il no!” Un solo battito arrivò in risposta.»
Pendo dalle sue labbra mentre racconta.
«Lucy, spaventata dalla risposta dello spirito, iniziò a credere che stesse accadendo tutto per davvero. “Dobbiamo interrompere la seduta Bree! Non è tuo nonno!” Strappò via la mano da quella di Bree prima ancora di permetterle di parlare. “Cosa hai fatto!!!” disse Bree terrorizzata. Chiunque fosse dall’altra parte, ora era stato liberato in casa loro.»
Sento tre colpi sul legno ben distinti e forti e sobbalzo per la paura.
«Tre battiti sul legno del parquet fecero sussultare le due amiche terrorizzate, le luci di tutta la casa esplosero, lanciando frammenti di vetro ovunque. Le ragazze rimasero ferite dalla pioggia di vetro. Quando tentarono di uscire dalla casa ormai infestata, altri tre colpi riecheggiarono all’interno della casa. Sentirono scricchiolare il parquet davanti a loro e una figura oscura, imponente, con gli occhi rossi come il sangue, si innalzò davanti a loro da un portale che sembrava portare all’inferno. Il suo bastone d’ossa batté altri tre colpi e una voragine si aprì ai piedi delle ragazze, che vennero risucchiate all’Inferno.»
«Finisce così?!» Lo guardo un po’ delusa.
«Shhh...»
Mi fissa dritto negli occhi e continua a parlare: «Si narra che chiunque racconti questa storia verrà posseduto dal terzo demonio dell’Inferno, e che, chi la ascolta verrà privato della sua anima e trascinato all’Inferno come Bree e Lucy, destinate a torture eterne e insopportabili.»
Lo guardo scettica: «Stai scherzando vero?»
Lui scuote lentamente la testa, poi il suo sguardo cambia, il suo viso si distorce per la rabbia, mostra i denti, mi fissa spietato: non sembra più lui.
Indietreggio allarmata: «Mark!! Smettila!!...»
Nella mano ha un pugnale, lo fa sbattere tre volte contro il parquet del negozio.
Mi sta terrorizzando.
Continuo a fissarlo negli occhi sperando di vedere un briciolo di ilarità ma i suoi occhi diventano rossi, il ghiaccio scompare, mi manca il respiro.
Mi trascino indietro fino a sbattere violentemente contro uno stand pieno di dischi che crollano dopo l’urto.
Mark inizia a parlare una lingua incomprensibile con voce tetra e raccapricciante, la sua voce si distorce: diventa infernale.
«Cazzo, cazzo, cazzo!!»
Mi alzo e indietreggio velocemente per raggiungere l’uscita, senza mai togliergli gli occhi di dosso, inciampando contro qualsiasi cosa ci sia alle mie spalle, al buio, mentre continuo a guardarlo.
Avanza verso di me mentre raggiungo la porta e tento di aprirla senza alcun successo.
“Apriti cazzo!!”
Lui è sempre più vicino, io mi spingo contro la porta mentre rischio l’infarto. Quando è a pochi centimetri da me sento il suo respiro sul viso: «Ti prego!!!»
Sto per scoppiare a piangere quando il rosso nei suoi occhi scompare e Mark si piega in due ridendo come mai prima d’ora.
“Cosa!?”
Resto a bocca aperta: «SEI UNO STRONZO!!!! UN MALEDETTISSIMO STRONZO!!!»
Mi lascio cadere a terra mentre lui continua a ridere a crepapelle.
«Avevi ragione, è stato davvero divertente!»
Lo guardo male e lui scoppia di nuovo a ridere.
«Ma... i tuoi occhi!»
Lui mi sorride: «Sono le mie lenti Predator. Servono per rilevare le fonti di calore. Le posso attivare quando mi servono.»
Sono sconvolta, mi ha terrorizzata a morte.
«E quelle parole? Che lingua era? Non l’ho mai sentita!»
«Inventata al momento.»
Apro la bocca per insultarlo: «Sei...» mi mordo la guancia.
«Sono?»
Stringo gli occhi a fessura: «…tremendo! Mi hai fatta morire di paura!»
Mi guarda divertito: «Me l’hai chiesto tu sai?»
Premo le mani fredde e tremanti sul viso per tentare di scacciare lo shock.
Lui mi porge la mano e mi tira su.
Torniamo in fondo al negozio. Mi guardo intorno, ho combinato un casino, ci sono una marea di dischi sparsi ovunque per terra.
Guardo Mark, è ancora divertito. Scuoto la testa: certo che è stato bravo, se avesse partecipato a una delle nostre serate Horror saremmo scappate tutte dalla casa urlando come pazze. Mi sfugge una risata.
«A che pensi?»
«Pensavo a quanto sei stato terrificante. Ricordami di non chiederti più di farmi paura, per favore.»
«E perché dovrei, è stato così esilarante.»
«Sei crudele, sarei potuta morire di infarto. Sei persino riuscito a farmi credere nell’inferno per qualche minuto. Non hai idea di quanto tu abbia fatto lavorare il mio povero cuore oggi.»
Mi spettina i capelli: «Sei giovane e in salute, puoi reggere uno spavento...»
«Stronzo!»
Lui ride e mi cattura, stringendomi tra le sue braccia, mi bacia la fronte facendomi rilassare: «Ecco, vedi? Sei già più rilassata.»
«Ti prego baciami ancora.»
Lui mi bacia una seconda volta... il tocco delle sue labbra equivale a un tuffo in paradiso: sono così piacevoli.
Scivoliamo entrambi a terra, mi rilasso tra le sue braccia fino a crollare. Lo sogno felice e divertito in mia compagnia. Siamo in un mondo normale, un mondo che non è stato toccato dalla guerra... e stiamo bene, insieme.

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