◀ Primo capitolo ▶

 12 aprile 2067
Oggi è una bella giornata di sole a Las Vegas e, come tutti i giovedì, sto andando in palestra per allenarmi.
Vivo in una bella zona residenziale, una delle più ricche e tranquille della città grazie al lavoro dei miei genitori: sono entrambi avvocati di successo. Hanno comprato casa qui a The Lakes quando sono nata io: volevano vivere in un quartiere tranquillo per crescere serenamente la loro unica figlia.
La palestra è a pochi isolati da qui. La frequento da circa quattro anni ormai: da quando i miei genitori mi hanno impedito di arruolarmi nell’esercito... “La guerra in corso tra la Russia e gli USA sta diventando troppo pericolosa...” mi dicevano, “...rischieremmo di non vederti mai più secondo te? La nostra unica figlia?”
Mi convinsero a non arruolarmi promettendomi di trovare il miglior istruttore di arti marziali di Las Vegas per sfogare il mio bisogno di combattere e così fecero... trovarono David, un militare congedato con onore dopo aver perso la mano durante la guerra. Per sua fortuna le nuovissime tecnologie gli hanno permesso di ottenere un’avanzata protesi robotica per la sua mano e ora, lavora in palestra come istruttore di combattimento corpo a corpo, ma le sue conoscenze ed esperienze si spingono ben oltre queste ultime. Credo di essere la sua cliente più assidua.
Il combattimento per me è una necessità, non solo un hobby: combattendo sfogo tutto lo stress accumulato durante la settimana e in più nutro il mio bisogno estremo di imparare a cavarmela da sola.
Mentre cammino penso a cosa farò da qui a qualche anno: non sono mai stata una ragazza come tutte le altre, interessata ai ragazzi e alle uscite, quindi al momento ho solo una cerchia molto ristretta di amiche e loro desiderano solo una famiglia e un bel marito. Io voglio qualcosa di diverso ma neanch’io so bene cosa. I ragazzi non hanno mai suscitato il mio interesse, quindi per il momento penso a concentrarmi sulla mia carriera e i miei interessi.
I miei vicini, anche loro benestanti, stanno giocando in giardino con il loro figlio che ride come un matto mentre il papà gli fa il solletico. Osservo il bambino che scappa sulla casa sull’albero arrampicandosi sulla scaletta come se fosse una scimmia. Sembrano così felici. Mi distraggono dai miei pensieri: li saluto con un bel sorriso e proseguo verso la palestra godendomi la passeggiata.
Arrivo quindici minuti dopo. Vado verso lo spogliatoio femminile per cambiarmi e raggiungere David per l’allenamento di oggi. Lo spogliatoio è semplice, pulito e moderno. Amo lo stile minimal e rilassante di questo posto. Ci sono svariati armadietti neri all’ingresso, uno spazio per cambiarsi completo di panchine e sedie e subito dopo le docce grandi ed eleganti con vetri opachi e scuri per assicurare la privacy dei propri clienti. È chiaramente una palestra di lusso e i miei la pagano da quattro anni pur di non vedermi abbandonare Las Vegas per diventare un militare.
Dopo essermi cambiata mi guardo allo specchio senza fretta. Sono soddisfatta del mio corpo da venticinquenne, sono magra, ho il tipico fisico a clessidra delle donne mediterranee e i muscoli definiti e tonici. Nonostante tutta l’attività fisica che faccio il mio fisico è rimasto femminile e sinuoso: adoro le mie curve. I capelli neri ricadono in modo provocante sul reggiseno sportivo così decido di legarli in una coda alta.
Il mio viso è perfettamente rilassato, le mie sopracciglia ad ala di gabbiano incorniciano perfettamente i miei occhi verdi da gatta e le mie labbra carnose sono ben definite e di un rosa intenso. Mi rendo conto di avere un viso misterioso e seducente e ne sono davvero felice.
I ragazzi mi vengono dietro come se lasciassi una scia di pepite d’oro al mio cammino, è divertente vedere cosa sono disposti a fare pur di portarmi a letto. Ma nessuno ha ancora suscitato il mio interesse e non credo accadrà mai. Continuo a pensare di avere qualche problema.
Prima di uscire dallo spogliatoio mi allaccio per bene le scarpe e porto il mio energy drink con me. Sono pronta per l’allenamento.
Da quando la guerra si è fatta più seria ho chiesto a David di insegnarmi ad usare le armi, nel caso la situazione degenerasse. Da circa sei mesi una volta a settimana mi insegna a sparare in un poligono fuori città. Ad oggi ho imparato a sparare discretamente bene con le pistole semiautomatiche, con i fucili a pompa e con i mitra semiautomatici.
Il mio istruttore mi sta addestrando a combattere sul serio, all’insaputa dei miei per mia fortuna, non sono affatto favorevoli all’uso delle armi da fuoco. Anche se non sono riuscita ad arruolarmi sto ottenendo ciò che volevo: imparare a combattere e a difendermi come si deve.
Da qualche settimana abbiamo iniziato le lezioni per imparare ad usare i coltelli in un combattimento corpo a corpo. Ovviamente usiamo dei coltelli da training non affilati per non rischiare di ferirci. Oggi sarà la mia quinta lezione. Sono davvero elettrizzata! Non vedo l’ora di imparare nuove mosse.
Raggiungo David nella sala del ring. David ha 38 anni, è un uomo alto, abbronzato ed estremamente muscoloso. Ha i capelli molto corti, simili al taglio che immagino portava quando si arruolò tanti e tanti anni fa. Ha gli occhi castani e dei lineamenti molto duri e marcati. Ha un carattere forte e guardandolo negli occhi si capisce che ne ha passate tante prima di dedicarsi ad attività più piacevoli. Nonostante le brutte cose che ha passato però, è divertente e simpatico.
È a petto nudo, e il suo corpo è cosparso di cicatrici: alcune più marcate di altre. La protesi robotica di David è il simbolo di quanto sia dura la fuori. Mi chiedo quanti amici abbia visto morire o soffrire a causa di questa guerra. Ogni volta che guardo il suo bel fisico segnato capisco che i miei avevano ragione a non volere che mi arruolassi nell’esercito anche se mi infastidisce ancora che me l’abbiano impedito. Sarebbe dovuta essere una decisione solo mia, non loro.
«Ciao Amara! Finalmente. Ce ne hai messo di tempo.» Guardo l’ora sul mio smartwatch e mi rendo conto che tutto questo pensare mi ha fatto tardare. Oggi non sarà una passeggiata col mio istruttore, non sopporta i ritardi.
«Ehm... ciao David! Scusa per il ritardo. Non mi sono resa conto...» 
Mi interrompe: «Non scusarti signorina! Preparati a combattere piuttosto.» Mi lancia uno sguardo di sfida e il mio istinto da guerriera si accende. È ora di farlo nero, o almeno, di provarci.
Eh si, David è molto più grosso di me: io peso appena cinquanta chili e lui invece ne pesa probabilmente il doppio a guardare il suo fisico alto ed estremamente muscoloso. Sembra quasi un culturista. Per mia fortuna però non è agile quanto me. Il mio fisico minuto ha i suoi vantaggi dopotutto. Gli rispondo con un sorriso di sfida e lo raggiungo sul ring.
Dopo circa mezz’ora mi ha messa al tappeto svariate volte e mi rendo conto che mi sta punendo per il ritardo lottando più duramente del solito. Riesco a farlo inciampare con una delle mosse che mi ha insegnato lui stesso e finalmente, dopo tanta fatica, riesco a buttarlo a terra per la prima volta. Gli punto subito il mio coltello da training alla gola facendogli capire che se avessi avuto un’arma vera in mano sarebbe morto.
La mia faccia trionfante lo fa sorridere: «Finalmente Amara, stai iniziando a capire come funziona. Ricordati però che se il tuo avversario sarà preparato e addestrato avrai pochissimo tempo e poi sarà lui ad avere il controllo e tu probabilmente sarai morta o verrai stordita.» Mi mostra i vari modi in cui avrebbe potuto bloccare la mia mossa, così da prepararmi per ogni evenienza e poi decidiamo di dedicarci al lancio di coltelli, con armi vere stavolta. 
Mi rendo conto di adorare i coltelli da lancio, David dice che sono davvero portata. Lo noto anche io, riesco quasi sempre a colpire i bersagli più difficili anche se non sono ancora molto precisa.
Dopo due ore di allenamento torno allo spogliatoio sfinita. Mi guardo allo specchio: la mia pelle chiara è tappezzata di goccioline di sudore, sembro quasi una delle piante del giardino di mia madre che al mattino sono piene di gocce di rugiada.
Corro verso la mia doccia privata e mi godo l’acqua fresca che mi scorre su tutto il corpo scacciando il caldo e il sudore e facendomi sentire immediatamente meglio. Il profumo di cocco del mio bagnoschiuma invade tutta la doccia mentre mi massaggio e lavo contemporaneamente tutto il corpo facendo rilassare i muscoli tesi. Poi mi lavo i capelli e ora è il profumo di frutti rossi ad inondare tutta la cabina di fragranze piacevoli.
Esco tristemente dalla doccia. Se potessi starei sotto l’acqua tutta la giornata. Mi rimetto i miei shorts, il top che lascia la pancia scoperta e la scollatura in evidenza, i miei sandali bassi estivi e mi dirigo all’uscita. 
Uscendo saluto David: «Ciao David! Ci vediamo sabato al poligono!» 
Lui mi risponde subito con un sorriso soddisfatto sulla faccia: «Ciao Amara! Vedi di arrivare puntuale la prossima volta!»
Non oserò arrivare in ritardo la settimana prossima, sono sfinita, mi ha davvero fatto faticare oggi. Gli faccio una linguaccia ed esco dalla palestra trattenendo una risata per la sua espressione sorpresa.
Ho tutti i muscoli indolenziti per l’allenamento ma cammino con un sorriso stampato sulla faccia dopo tutte le cose nuove che ho imparato oggi. Sono davvero soddisfatta e di buon umore, è sempre così, ogni singolo giovedì.
Prima di tornare a casa entro nel solito café decisa a ordinare il mio frullato preferito: latte di cocco e frutti di bosco con scaglie di cioccolato fondente. È davvero una goduria dopo un allenamento così intenso. Il barista, Jef, mi nota subito. Scommetto che ci tenterà anche stavolta, mi chiedo dove tenterà di portarmi oggi, sono curiosa.
È diventata una routine: io ordino il frullato e lui mi invita fuori a pranzo, a cena, al parco, al cinema. Una volta ha persino tentato di offrirmi un giorno alla SPA. Io rifiuto sistematicamente ogni proposta. Mi chiedo se si arrenderà mai, devo ammettere che la sua tenacia mi sorprende.
«Ehi, Amara! Com’è andato l’allenamento?» 
«Bene Jef, grazie. Mi prepari il solito?» 
«Certo angelo.»
Lo osservo seduta al bancone mentre mi prepara il frullato. Me lo porta con un sorriso seducente stampato sulla faccia: «Ecco qui, angelo. Allora, ti va di andare allo Zoo sabato sera?» Non riesco a trattenere un sorriso divertito: scuoto la testa e lui mette il broncio. Per fortuna il mio costante rifiuto non lo demoralizza più di tanto. «Ci riuscirò prima o poi, angelo. Stanne certa.»
«Vedremo, Jef. Tu continua a provare. Magari un giorno ti darò una chance.» Lui mi sorride e poi si dedica ad altri clienti che aspettano.
Uscendo dal locale lo smartwatch vibra catturando la mia attenzione e vado a sbattere contro qualcuno. D’istinto metto la mano avanti, poggiandola su di lui, una scarica elettrica mi attraversa: i suoi pettorali caldi e muscolosi sono a pochi centimetri dalla mia faccia. Ha un corpo dannatamente sexy, fatto di muscoli scolpiti e di un fisico davvero alto e slanciato. Un profumo muschiato e virile mi inonda le narici. Intravedo un tatuaggio sulla sua spalla, sembrerebbe un teschio.
Quando alzo lo sguardo mi manca il respiro per qualche istante: “Oh mio Dio.” Non mi sono mai sentita realmente attratta da nessuno delle persone che ho incontrato durante la mia vita qui a Las Vegas, ma è bastato uno sguardo e il mio corpo si è acceso per lui, non ho mai provato niente di simile in vita mia, mi sento così instabile che ho paura di svenire. È bello, estremamente bello, e dannato anche. Sembra pericoloso e mi eccita.
I suoi occhi azzurri sembrano di ghiaccio mentre mi osserva e mi studia incuriosito. Sono bellissimi: le iridi sono contornate di un bellissimo blu profondo e attorno alla pupilla sono così chiari da ricordare vagamente gli occhi di un Husky.
La sua pelle è perfetta e chiara come la mia e anche i suoi capelli sono neri, come i miei. La sua barba cortissima mi incuriosisce, vorrei sentirla sulla mia pelle. Le sue labbra sembrano così morbide: mi viene voglia di baciarle.
“Amara! Che diavolo ti prende! Un po’ di contegno!”
«Ehm... scusa. Mi sono distratta e...» mi manca la voce quando il suo sguardo si fa più intenso, dopo che le sue pupille si sono dilatate. “Ecco. Ora non so più dire due parole di fila e una frase di senso compiuto... bene!” Lui fa un sorriso che mi fa rabbrividire ed eccitare ancora di più. Tutto di lui mi attrae irrimediabilmente. Sembra davvero, davvero pericoloso, riesco a percepirlo, riesco a percepire la sua aura: «Scusa, io... devo andare.» Non gli do nemmeno il tempo di parlare che corro via. Sono tremendamente imbarazzata e a disagio.
Mentre torno a casa ripenso a ciò che è appena successo. Ripenso a quell’uomo, all’effetto che ha avuto sul mio corpo e sulla mia psiche. Sono sconvolta ed eccitata: non penso sia un buon mix. Queste nuove emozioni, questo nuovo bisogno che si è scatenato dentro di me mi sconvolge profondamente. Non riesco a cancellare dalla mia mente quel bellissimo viso, quegli occhi ipnotici e... mio Dio... il suo corpo da sogno. 
Vengo invasa da delle assurde vampate di calore. “Perché mi sono comportata così?!” Sono arrabbiata con me stessa: magari le mie prime impressioni erano affrettate. Magari non è pericoloso come sembra. “E anche se fosse? Aspettavi questo momento da tutta la vita.” Mi sono lasciata sfuggire l’unico uomo che mi abbia mai fatto questo effetto in vita mia. “Fantastico...” Probabilmente non lo rivedrò mai più ed è tutta colpa della mia totale inesperienza. Avrò il viso di una femme fatale ma in realtà a quanto pare sono una specie di coniglietto impaurito. Questo mi turba davvero tanto. E se tornassi indietro? “Hai davvero il coraggio di tornare a cercarlo?”
Torno a casa, delusa di me stessa e con l’amaro in bocca. Mi riprometto che se lo incontrerò di nuovo non scapperò. Dovrebbe essere proprio un segno del destino incontrarlo di nuovo, voglio dire, incontrare per due volte lo stesso sconosciuto in una città così grande è come trovare un ago in un pagliaio: impossibile.
Per la prima volta dopo tanto tempo non mi sento più sicura di chi sono. Quell’uomo mi ha completamente destabilizzata. Devo dimenticarlo e tornare alla mia vita: so già che non lo rivedrò mai più.

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